L'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia

Sono le 10.25 del mattino. È il 2 agosto 1980. Il giorno della strage di Bologna. Una bomba nella sala d'aspetto della stazione: ottantacinque morti, duecento feriti.
"L’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia" dirà l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto sul posto quattro giorni dopo l'attentato in concomitanza con il funerale di stato.

Una delle storie più tragiche e oscure dell'intera storia italiana perché, ancora oggi, non sono ben chiare le dinamiche, il movente, i mandanti e gli autori.

Nei giorni successivi alla strage di Bologna ha preso subito piede la matrice neofascista, la pista “nera”. Il 6 febbraio 1981 viene arrestato Valerio “Giusva” Fioravanti, militante dei Nuclei armati rivoluzionari (NAR). Fioravanti viene sospettato di essere uno degli autori materiali della strage alla stazione. Un anno dopo viene arrestata con la stessa accusa anche la sua compagna Francesca Mambro. Entrambi, pur confessando altri omicidi e delitti politici, si sono sempre dichiarati estranei all’attentato del 2 agosto a Bologna.


All'accusa si sono aggiunti poi i nomi di Licio Gelli, il colonnello Giuseppe Belmonte, il generale Pietro Musumeci, insieme al collaboratore del servizio militare Francesco Pazienza, tutti ex agenti del Sismi (l’allora servizio segreto dello stato italiano il cui acronimo sta per “Servizio per le informazioni e la sicurezza militare”), erano stati condannati per calunnia aggravata volta ad assicurare l’impunità agli autori della strage. 

In tutto, furono condannati esponenti dei NAR, del SISMI e della loggia massonica P2 e fu accreditato loro tutto il peso della strage.

A più di trent'anni dall'accaduto dichiara, Giovanni Lindo Ferretti, ex cantante dei CCCP e CSI"Non concordo con il pensiero della maggioranza dei bolognesi, non credo che l’attentato del 2 agosto sia opera di fascisti italiani". Ciò, che invece convince maggiormente Lindo Ferretti è il cosiddetto lodo palestinese, una pista archiviata che in ambito giudiziario contrasta con le sentenze, la matrice neofascista e le condanne definitive di Mambro e Fioravanti. "In quel momento i palestinesi avevano dei problemi con lo Stato italiano e il fatto che non siano state fatte indagini su tre o quattro personaggi in quei giorni a Bologna mi convince oltremisura. Se almeno si fossero fatte le indagini…". Concluse, successivamente, con: "Questa città si è fatta un punto di onore nel rivendicare una necessità di antifascismo militante 50 anni dopo l’epopea fascista e ha avuto un’occasione meravigliosa".

"L'inchiesta chiama in causa la "doppia anima" della politica italiana, le contraddizioni generate dalla diplomazia parallela voluta dai nostri governi all'inizio degli anni Settanta e, in particolare, lo sconvolgimento degli equilibri internazionali provocato dall'omicidio di Aldo Moro, vero garante di un patto con il Fronte popolare per la liberazione della Palestina finalizzato a evitare atti terroristici nel nostro Paese" - Valerio Cutonilli nel suo libro "I segreti di Bologna. La verità sull'atto terroristico più grave della storia italiana", in cui ricompone la storia della stagione del terrorismo italiano per arrivare alle vere dinamiche della strage di bologna.

Quindi, la verità, sembra ancora molto lontana e si auspica che vengano tolti i sigilli del "segreto di stato" per fare in modo che gli storici possano ricostruire l'accaduto al meglio.

Personalmente, la "pista nera", non mi ha mai convinto, principalmente perché gli esponenti dei NAR hanno sempre confessato gli omicidi da loro commessi e, nel momento delle indagini, erano già "ergastolani" praticamente. Non vedo il motivo per cui avrebbero dovuto nascondere quest'altra impresa. Non mi convince.

Dato che non penso di avere le competenze "giuste" per poter dare una risposta concreta, invito a lasciare un commento con delle argomentazioni quantomeno oggettive.

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Articolo del 2 Agosto 2017 a cura di G.Lamura.

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