Venti e venticinque, l'ora in cui Eva Perón è passata all'immortalità

"La donna nata per comandare", Eva María Ibarguren nata a Los Toldos il 7 maggio 1919, meglio conosciuta come María Eva Duarte Peron, è stata un’attrice, politica,sindacalista e filantropa argentina, seconda moglie del Presidente Juan Domingo Perón e First Lady dell’Argentina dal 1946 fino alla morte nel 1952, avvenuta per un tumore, a soli 33 anni.

A 15 anni Evita lasciò la provincia e si stabilì a Buenos Aires dove iniziò a frequentare il mondo dello spettacolo e della politica. Divenne un’attrice di successo e conobbe il militare Juan Domingo Perón, che sposò il 9 dicembre 1945. Quando Juan Domingo Perón salì al potere nel 1946, instaurando il così detto peronismo, basando il proprio programma politico in chiave antiborghese e antiliberale, fondato su nazionalismo, antimperialismo, statalismo e populismo, Eva ricoprì il ruolo di collante della politica di Perón, gestendo l’immagine del marito, cercando di mantenere per il governo buoni rapporti con la Chiesa cattolica e mettendo al centro della politica peronista, con la sua stessa attività, la classe operaia e le donne.

Una delle battaglie combattute e vinte da Evita Perón fu quella che portò al riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti politici e civili tra gli uomini e le donne, con la legge 13.010 presentata il 23 settembre del 1947. Il suo impegno per la dignità della donna fu costante e la condusse il 26 luglio del 1949 alla fondazione del Partito Peronista Femminile (PPF).


Alcuni articoli della legge voluta da Evita vede l’emancipazione della donna e una tutela per gli anziani:
Non solo: La preoccupazione speciale per gli anziani la portò a scrivere e a proclamare il 28 agosto del 1948 il “Decálogo de la Ancianidad” (Decalogo dell’Anzianità), ovvero una serie di diritti degli anziani.
Memorabile, tra le sue gesta, fu "la missione in Europa" del '47, durata tre mesi, quando venne incaricata di rappresentare suo marito in un giro europeo che comprendeva come prima tappa la Spagna, successivamente l’Italia e il Vaticano, la Francia, il Portogallo, la Svizzera, il Brasile e infine l’Uruguay.
In Spagna le fu assegnata, personalmente da Franco, la Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica per l’impegno donato in favore dei poveri, così come fu onorata e benedetta dal pontefice Papa Pio XII a Roma, che le conferì la Croce dell’Ordine di Pio IX.
Il 23 agosto 1947 al suo rittorno in Argentina, un tappeto rosso era steso dalla banchina alla Dogana. Perón e tutti i membri del governo l’aspettavano su una tribuna improvvisata, il tripudio della folla fu enorme.

Eva rinunciò alla candidatura alla vicepresidenza dopo che le fu diagnosticato un un tumore all'utero in seguito allo svenimento del 9 gennaio 1950. Per il suo discorso di rinuncia alla candidatura alla vice presidenza mandò un messaggio radiofonico molto semplice, annunciando la sua intenzione di rinunciare. "Ho solo un’ambizione personale" disse ed aggiunse: "Il giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Perón, di me si dica questo: c’era, al fianco di Perón, una donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la chiama con amore: Evita".

Il 7 maggio 1952, fu nominata da Perón Leader Spirituale della Nazione argentina.

Il 18 luglio Eva entrò in coma e morì all'età di 33 anni.

Il 26 luglio 1952, alle 20:25, tutti i giorni i notiziari della sera si interrompevano ricordando: "Sono le 20:25 minuti, l’ora in cui Eva Perón è passata all’immortalità".
Il lutto nazionale fu proclamato per un mese.Tutta l’Argentina pianse la sua Evita anche dopo la caduta di Perón, ed ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggio al cimitero della Recoletta in Buenos Aires.
(In parte tratto da umsoi.org e ilpost.it)

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Articolo del 26 Luglio 2017 a cura di G.Lamura.


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