Rino Gaetano, un cantautore col vizio di dire la verità


Salvatore Antonio Gaetano nacque a Crotone il 29 ottobre del 1950 da una famiglia originaria di Cutro. In famiglia era chiamato Salvatorino eccetto che dalla sorella maggiore Anna; lei preferiva il diminutivo Rino che in ultimo soppiantò il nome di battesimo.
Nel 1967 Gaetano si traferì nella città capitolina dove visse il resto della sua vita.
L'anno seguente, insieme a un gruppo di amici creò il quartetto dei Krounks, un gruppo musicale che eseguiva soprattutto cover. Gaetano suonava il basso all'interno della band e nel frattempo si dilettava a scrivere canzoni.

Nei suoi brani Gaetano affrontò i temi più disparati: problematiche sociali, la questione meridionale, l'emigrazione, la corruzione della classe politica, l’alienazione industriale e tanti altri. Inoltre Gaetano faceva spesso dei riferimenti nei suoi testi alla classe nobile e al "Sangue blu", servendosi dell'arma dell'apparente ironia e del paradosso.

Nelle sue canzoni il crotonese non tralasciò uno dei temi più classici e ricorrenti, quello dell'amore trattandolo del resto in maniera poco ordinaria. L’amore secondo il cantautore è simile all'oppio: regala uno stato euforico e poi una condizione di serenità in cui è impossibile distinguere il reale dall'immaginario.
Talvolta, l'amore rappresenta per Rino solo il pretesto per trattare altri temi; in “Sfiorivano le viole”, ad esempio, una storia d'amore si lega alla storia d'Italia di quegli anni.

Per quanto riguarda la politica, scelse di non prendere alcuna posizione e dunque di non far parte di nessuno schieramento e decidendo di attaccare tramite le sue opere musicali tutti gli uomini politici che misero i propri interessi davanti a quelli del popolo;
Allo stesso tempo, Gaetano non condivideva l'idea della canzone come strumento di lotta, come protesta, e tanto meno accettava l'idea del "cantautore militante". La sua infatti era una critica a 360 gradi e riguardava tutta la classe politica italiana. Questo aspetto, già evidente nella canzone “Nuntereggae più”, lo divenne ancor di più nel brano “Ti ti ti ti”:

«A te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati,
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvare la dignità mondana,
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto, un voto pulito.
Partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri

Berta Filava”, è uno dei brani di Rino Gaetano che mi ha sempre colpito.
Ad un primo ascolto, sembra che parli delle vicende amorose e libertine di una donna (Berta) la quale ha un figlio dalla dubbia paternità. In realtà, il brano, come molti di Rino, cela un significato ben più profondo e impegnativo che tocca il sociale e il politico. Questo fu confermato, seppur in modo allusivo, dallo stesso Gaetano in alcune sue dichiarazioni e concerti, nettamente in contrasto con la figura di “cantante non-sense” che quasi sempre gli viene attribuita.
Berta Filava, sembra essere il primo contributo di Rino per denunciare e svelare i retroscena dello 'Scandalo Lockheed'. Scoppiato nel 1976-77, coinvolse la Lockheed, una industria americana aerospaziale e diversi Paesi del mondo tra cui Germania, Olanda, Giappone e Italia.
Dalle indagini emerse che la Lockheed, tra la fine degli anni 60’ e inizio anni 70’, pagò tangenti ad importanti personalità delle istituzioni affinché convincessero il Governo a comprare aerei militari da trasporto.
Tra le personalità coinvolte vi furono il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (all'epoca dei fatti Presidente del Consiglio) che fu costretto a dimettersi; Mario Tanassi (PSDI) e Luigi Gui (DC), che ricoprirono entrambi la carica di Ministro della Difesa all'epoca delle tangenti; il Capo di Stato Maggiore dell'Aereonautica Militare Duilio Fanali; i fratelli e avvocati Ovidio e Antonio Lefebvre; Camillo Crociani (l'allora presidente di Finmeccanica) e Bruno Palmiotti (stretto collaboratore di Tanassi).
Emersero anche i nomi importanti di Mariano Rumor (più volte Presidente del Consiglio all'epoca dei fatti), Giulio Andreotti e Aldo Moro (il cui peso politico è noto a tutti), ma in seguito furono esclusi dallo scandalo.
Il caso si concluse con l'assoluzione di Luigi Gui e le condanne di Tanassi (2 anni e 4 mesi) e di Fanali, Crociani, Palmiotti e dei fratelli Lefebvre a pene minori.
Inoltre, emerse la misteriosa figura di un potentissimo e corrotto politico che fece da regista nello scandalo, celata dietro il nome in codice di “Antelope Gobbler”.
A tutt'oggi lo Scandalo Lockheed rimane pieno di dubbi e percepite falsità.


Per capire il legame tra il brano e lo scandalo cito gli studi dell'avvocato Bruno Mautone, il quale, nel giugno 2013, pubblica il libro “Rino Gaetano. La Tragica Scomparsa di un Eroe” attraverso cui interpreta i testi del cantautore originario di Crotone dandone una lettura approfondita in rapporto a fatti e vicende dell'Italia e della sua vita privata.
Scrive l'autore: «Ma che Rino Gaetano sapesse che Mario Tanassi e Luigi Gui, gli unici politici come si è visto poi effettivamente portati con voto parlamentare a giudizio innanzi la Corte Costituzionale, non fossero in realtà "l'antilope" (i responsabili N.d.A.), lo aveva già anticipato, secondo me, nel 1976 nel suo godibilissimo brano Berta Filava».

"E Berta filava
e filava con Mario
e filava con Gino
e nasceva il bambino
che non era di Mario
che non era di Gino
".

Scrive Mautone: «La Berta del brano è proprio l'industria Lockheed». Il suo fondatore «è stato l'imprenditore Robert E.Gross e quindi il nome femminilizzato "Berta" (metafora indicante la Lockheed, facendola derivare dal nome Robert) che dà alla luce un bambino non pare per niente scelto a caso». Continua: «La Berta che fila è una rappresentazione della Lockheed che intesseva negli anni sessanta contatti con ambienti politici, anche in Italia, per corrompere e poter così vincere appalti miliardari per forniture aeronautiche». E ancora: «Rino Gaetano sottolinea che Berta "filava" con Mario e con Gino e "nasceva il bambino"; poiché il bambino è nato, l'affare è andato in porto (vendita di aerei all'Italia da parte della Lockheed)». E qui arriva il bello: il “bambino”, canta Rino, “non era di Mario/non era di Gino”.
Quello che il cantautore vuole dirci è che i rappresentanti responsabili italiani dell'affare/scandalo non erano affatto “Mario”, Tanassi e “Gino”, Luigi Gui i quali, invece, sono stati 'sacrificati' come capri espiatori per proteggere la vera identità della “antilope”, responsabile.
L'accordo insomma non avvenne tra la Lockheed, Mario Tanassi e Luigi Gui.

Un personaggio come Rino non poteva vivere a lungo, e perse infatti la vita il 2 giugno del 1981 in un incidente d’auto. Poco tempo prima, aveva avuto un incidente analogo, ma si era salvato. Aveva ricomprato un’auto identica ed ebbe un incidente dello stesso tipo; morì non tanto per l’incidente in sé, quanto per il ritardo con cui fu curato perché negli ospedali della zona nessuno volle accoglierlo. Ben 5 ospedali si rifiutarono di curarlo, così come lui aveva scritto in una sua canzone, “La ballata di Renzo”, un brano inedito, di cui peraltro si scoprì l’esistenza solo qualche anno fa.
Dunque, all’epoca, solo i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante erano a conoscenza del pezzo. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato. Quando qualche anno fa uscì la notizia della scoperta del brano inedito, i media si affrettarono subito a definirla una “profezia”. I giornali scrissero che ne “La ballata di Renzo”, “Rino aveva previsto e messo in musica, dieci anni prima, la propria morte”.
Ma sarebbe invece più opportuno affermare il contrario: la morte del cantautore è avvenuta esattamente come nella sua canzone non perché quel brano fosse una profezia, ma perché qualcuno l’ha usata per applicare la regola del contrappasso.

“...le prime luci
s'andò al Policlinico
ma lo respinsero perché mancava il vice Capo
In alto,
c'era il sole
si disse che Renzo era morto
ma neanche al cimitero c'era posto”.

Essere avanti nel passato. Rino Gaetano, un uomo differente dalla massa.

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Articolo del 7 Luglio 2017 ad opera di D. Di Maso.


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