La follia moralista e il Gay Pride

In questi giorni sono sommerso dall'onda social per quel che riguarda i Gay Pride che sfilano un po' ovunque in questo periodo. Da un po' di tempo desidero parlarne e ho sempre desistito per evitare che qualcuno potesse offendersi per le mie parole. Oggi ho assodato il fatto che coloro che, probabilmente, si indignano sono quelli che non vengono in alcun modo toccati dall'argomento, ma non perdono occasione per "difendere", in modo del tutto errato, le persone che potrebbero offendersi (ma a cui invece non toccano minimamente le parole).

Quindi, ecco il mio pensiero riguardo il Gay Pride, i moralisti perbenisti e l'omosessualità in generale.
Parto dicendo che il buonismo e la voglia di fare morale sta avendo il sopravvento sul mondo e che il Gay Pride, come viene interpretato da queste simpatiche personcine, è solamente una pagliacciata.

Mi spiego meglio.

Il "Gay Pride", ovvero "L'orgoglio Gay", è una manifestazione che ha come scopo quello di sensibilizzare le persone all'omosessualità e quello di dare sostegno a tutti quegli omosessuali che ancora non sanno come fare coming out e tutti gli omosessuali in genere. L'idea ci sta ed è bellissima, perché marciare assieme uno accanto all'altro non fa che rafforzare il legame e la causa a cui si combatte, fare fronte comune.
Il progetto va in tilt quando si intromettono i moralisti, favorevoli o contrari che siano, e quando si cerca di sensibilizzare ulteriormente le persone che già accettano il fenomeno.
I moralisti mandano a puttane tutto il lavoro che c'è dietro ogni volta che aprono bocca perché intraprendono battaglie futili contro persone che, in verità, in qualche modo, raffigurano il demone che ogni moralista ha dentro di sé e che vuole combattere ad ogni costo. Una sorta di lotta contro il proprio Io interiore.
Questa demonizzazione e conseguente interiorizzazione del nemico l'ho notata leggendo i commenti e le discussioni tra gente che, molto democraticamente, si schiera favorevole o contraria attraverso un discorso con un'argomentazione e con una logica di fondo, e quelli che ti fanno domandare se abbiano capito o meno ciò che l'altro avesse voluto dirgli, dato che iniziano ad insultare e a presumere dei ragionamenti dell'interlocutore che in realtà non trasudano dal ragionamento che egli fa. Per questo penso che, in qualche modo, ogni moralista, quando "combatte", interiorizza il conflitto come se stesse lottando contro il suo pensiero interno sopito.
L'altra causa del cortocircuito del bel progetto del Gay Pride sono alcuni personaggi che sfilano nei cortei, quelli che girano nudi o in modo provocatorio, cercando in tutti i modi di essere insultati per passare dal lato del giusto, dal lato del "martire".
Propongo un esempio per far rendere l'idea.


"Ci piace quando ci sputano addosso, ci eccitiamo".
Un carro del Gay Pride sfila sotto CasaPound con chiaro intento provocatorio.
Tengo a precisare che l'esempio è fatto non per glorificare CasaPound a cui comunque, per quel che mi risulta, non ha nessuna "guerra" attiva contro gli omosessuali e che, al passaggio del carro, come si può ben vedere, reagisce solo con una risata.
Il vero quesito è del perché di questo gesto, che bisogno c'era di provocare delle persone che, secondo il loro punto di vista, erano contrarie a quelle sfilate, se non il vano tentativo di essere aggrediti per poter passare dal lato del martire, quindi del giusto?
Sfilare in questo modo non fa altro che aumentare l'intolleranza in generale e di chi, come me, non accetta che un bambino debba assistere ad uno spettacolo del genere, perché non è mai giusto che un bambino venga coinvolto nei "giochi" dei grandi.
Non faccio assolutamente di tutta l'erba un fascio e metto in chiaro che questi elementi rappresentano una piccola percentuale dei manifestanti e che tra le schiere c'è molta gente seria che marcia per la sensibilizzazione al fenomeno e per i diritti che sente gli siano naturalmente dovuti.


L'ultimo punto della mia riflessione, come su detto, riguarda il fenomeno dell'omosessualità.
Come amministratore di Ultimi Romantici - A way of life, mi sento in dovere di spendere una parola, per quanto abbia evitato di farlo fino ad ora.
Per me e per tutti i miei collaboratori, il problema non sussiste. L'omosessualità esiste in natura ed esiste da sempre. Abbiamo a che fare con tanti omosessuali e mai con nessuno abbiamo avuto discussioni in merito all'orientamento sessuale ma, semmai, li invogliamo ad intraprendere l'arduo cammino che porta all'accettazione del proprio essere e della forma di amore che sentono gli appartenga.
Essendo dalla parte dei deboli e contro i soprusi, essere contro gli omosessuali o bendarsi gli occhi davanti al fenomeno, sarebbe una contraddizione.

Perché non possiamo accettare anche chi non la pensa come noi, invece di difendere a spada tratta le cause di chi non perde tempo per fare discussioni sterili?

Chiudo rispondendo preventivamente al genio che potrebbe indignarsi:
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Articolo del 2 Luglio 2017 a cura di G.Lamura.


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