Ignavia del terzo millennio, le cause.

Quello che noto nella vita di tutti i giorni, tramite la pagina Ultimi Romantici - A way of life e il Movimento Ultimi Romantici - Bari è il totale disinteresse alla vita pubblica e comunitaria.

Puntare il dito contro Facebook, per via dell'alienazione che provoca all'individuo nei confronti del mondo, vuol dire minimizzare il problema con un capro espiatorio. Facebook è una causa, ma non è la causa.

Quindi, da cosa può essere dovuto il disinteresse delle nuove generazioni?

Secondo una mia personalissima riflessione, i punti sono molteplici e sono da ricollegare alla politica, alla religione e all'istruzione.

La politica è, per me, il massimo fautore di tale fenomeno. La politica odierna è lontana dagli individui, lontana dai giovani e lontana dalle innovazioni.

La forma di Stato più diffusa, oggigiorno, è la Democrazia.
La democrazia è, come dice il filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal, il potere dei mediocri, detto anche "Mediocrazia".
Il filoso parla anche di "rivoluzione anestetizzante", cioè l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi "all'estremo centro". Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.
Secondo lo stesso, il mediocre è colui che presenta l'atteggiamento di "Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale". (Per approfondire questo pezzo leggi l'articolo de "Il sole 24 ore" - CLICCA QUI)

Un altro che si domanda dell'effetto della democrazia sugli individui, già citato in un precedente articolo, è Alexis de Tocqueville che, nella sua opera "La democrazia in America" del 1835, parla della democrazia come di un fenomeno inarrestabile, quasi provvidenziale, contro il quale è impossibile erigere barriere. I popoli hanno conosciuto la libertà e sopratutto hanno conosciuto l’eguaglianza: difficilmente vi rinunceranno. Ma Tocqueville è consapevole del fatto che la democrazia abbassa il livello e la qualità dei sentimenti e delle idee dei cittadini all'interno della società. I risultati di tale abbassamento delle coscienze sono una società incentrata sull'individualismo e sul conseguimento di piaceri frivoli e superficiali, incapace di sollevarsi dal peso dell’opinione della maggioranza. Consapevole delle conseguenze negative cui avrebbe condotto la società dell’eguaglianza, scrisse: “Voglio immaginare sotto quali tratti inediti il dispotismo potrà prodursi nel mondo; vedo una folla innumerevole di uomini simili ed eguali, che incessantemente si ripiegano su se stessi per procurarsi piccoli e volgari piaceri, di cui riempiono la loro anima. Ognuno di essi, ritirato in disparte, è come estraneo al destino di tutti gli altri, i suoi figli e i suoi amici personali formano per lui tutta la specie umana.”. 

Quindi, la democrazia, genera negli individui: distacco dalla vita pubblica, mediocritàindividualismo, ricerca di piaceri frivoli e superficiali a discapito dei reali problemi ed una sorta di cecità di fronte ai cancri della società.

Il secondo ruolo di merito di tale atteggiamento menefreghista è ricoperto dalla religione, il Cristianesimo in particolare.
Il Cristianesimo è la religione fondata sul dogma, sulla superstizione, sulla fede nel miracolo, sul perseguimento della felicità ultraterrena e sull'individualismo.
Il Cristianesimo, al pari della altre religioni, è nato come strumento per spiegare i fenomeni che ancora non avevano risposta e, nel campo sociale, per fornire una pseudo-ideologia a chi difettava di averla. Ma il vero problema del Cristianesimo si ebbe con "L'Editto di Milano" del 313 stipulato dall'imperatore Costantino quando, attraverso questo editto di tolleranza per la libertà religiosa, il cristianesimo entrò a far parte della politica.
Proprio per via del suo pilastro dogmatico, il Cristianesimo è riuscito ad assopire lo spirito dell'individuo e la sua spinta alla lotta. 
Il cristiano, per molti versi, è colui che si rifugia in questa fede ultraterrena per fuggire alla vita dell'aldiquà e alla lotta continua che essa necessita, è indotto ad attendere l'avvento del Messia che, al pari di un principe macchiavelliano, lo salvi dall'oblìo della politica per portarlo verso nuovi fantastici porti.
Il Cristianesimo è la religione degli inetti.;che fa parte dell'indole umana, con la speranza che tutto si risolva, prima o poi, senza che l'uomo debba sporcarsi le mani.
Inoltre, un altro tratto del Cristianesimo, è la sua peculiare inclinazione all'individualismo o al comunitarismo mosso dal timore di una pena dall'alto. Il cristiano agisce per sé, per perseguire la propria felicità ultraterrena.

L'ultimo protagonista, ma non per importanza, è l'istruzione che ci viene propinata fin dalla tenera età.
In questo ambito rientrano i media, le scuole e le istituzioni.
Veniamo bombardati, ogni giorno, dal buonismo cosmico, dal politicamente corretto e dal parere della maggioranza.
Fin dai primi anni della nostra vita ci viene insegnato a non innalzarci al di sopra dei simili, ci viene insegnato a non uscire dagli schemi, a fare il nostro lavoro come se fossimo lobotomizzati e a seguire le regole. 
Veniamo catalogati con dei numeri e, molto spesso, chi ci insegna non ha la passione di insegnare.
La scuola è importante e insegnare è il lavoro più nobile che esista.
Il sistema ha fatto in modo che gli insegnanti siano frustrati e che odino il proprio lavoro. Questo si ripercuote inevitabilmente sugli studenti.
Abbiamo telegiornali monocolore che ci dicono cosa pensare, serie televisive che ci distraggono.
Le istituzioni non fanno che gettare benzina sul fuoco grazie al politicamente corretto.

La soluzione risiede nella riscoperta dei valori, nella lotta e nell'abolizione del concetto che ci fa credere che tutto ciò che abbiamo è il meglio che possiamo mai avere.

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Articolo del 1 Luglio 2017 a cura di G.Lamura.

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