Che fine ha fatto la questione Eutanasia?

Dopo più di 10 anni dopo la morte di Pier Giorgio Welby, la discussione sulla Eutanasia ancora non ha avuto una fine. L'esame delle proposte di legge in materia è rimandato, per via dei tremila emendamenti che gravano sul testo al Senato dopo l'ok della Camera avvenuto il 20 aprile scorso.

Cosa blocca le proposte di legge?

Partiamo dall'inizio, quindi sulla definizione di Eutanasia.
L'eutanasia è un termine che letteralmente vuol dire "dolce morte". Con esso, si indica quando si dà volontariamente la morte a qualcuno, e a volte è detta anche suicidio assistito. I soggetti (o chi ne fa le veci) che richiedono l'eutanasia sono, per lo più, in stato vegetativo o vittime di incidenti gravi che hanno causato menomazioni, quindi problemi che intralciano il "dolce vivere", precludendoli una vita normale. Secondo la legge italiana l'eutanasia è un reato, a meno che non sia contemplata nella forma detta "passiva", vale a dire interrompere una terapia che prolunga innaturalmente la vita di un paziente.



Le tesi a riguardo possono essere riassunte nei pro e nei contro estratti da Lettera43.it, senza la pretesa di essere esaustive, perché l'argomento presenta tantissime sfumature e tesi.
Le tesi in esame sono le seguenti:
Un altro aspetto problematico è quello delle ripercussioni che, all'atto pratico, una legalizzazione dell’eutanasia comporterebbe. L’argomento addotto dal fronte dei contrari è generalmente denominato slippery slope (“pendio scivoloso”) e consiste nel ritenere che concedere, seppur con alcuni limiti, la possibilità di ricorrere all'eutanasia, non solo comporterebbe un aumento incontenibile dei casi ma soprattutto modificherebbe la mentalità collettiva rendendo accettabile l’idea della disponibilità della vita umana. L’argomentazione, così come è formulata, è comune a tutte le associazioni, politiche e religiose, di area italiana, europea e statunitense, che si dichiarano contrarie all'eutanasia. Al contrario, l’area favorevole alla legalizzazione di una morte che sia buona, “indolore”, per quanto ciò sia possibile attraverso l’utilizzo di tecniche umane – area che raggruppa associazioni, esponenti del mondo politico prevalentemente del centro sinistra, pensatori fautori della laicità – non riconosce la validità dell’argomentazione e, piuttosto, si sofferma nell'evidenziare le conseguenze positive che la legalizzazione dell’eutanasia apporterebbe, vedendo in essa una conquista del progresso civile e laico, che riporterebbe in auge la volontà di autodeterminazione del singolo individuo non subordinata a dettati derivanti da credenze religiose o non fondate razionalmente. (estratto da Proversi.it)

Secondo il mio punto di vista, l'eutanasia dovrebbe essere legale nel momento in cui il soggetto in questione non ha alcuna possibilità di guarigione o nel caso in cui il rimanere in vita attraverso una macchina sia più doloroso della morte. Diverso dovrebbe essere il caso in cui il soggetto richiede l'eutanasia perché malato di depressione, lì sarebbe più opportuno ricorrere a delle cure mediche e non a soluzioni drastiche.

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Articolo del 30 Luglio 2017 a cura di G.Lamura

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