Democrazia totalitaria


Oggi giorno il tema che dovrebbe ritornare in auge è quello sulla forma di governo migliore, estraniandosi dai soliti tabù sulla politica e innalzandosi sul parere della maggioranza.

Machiavelli, attraverso l'antinomia buono/cattivo, ci insegna che qualsiasi forma di stato, anche se nata con le migliori intenzioni, non può che trasformarsi in cattivo per via della stagnazione e per la cattiva istituzionalizzazione dei conflitti fra gli umori presenti in un Paese.
Ma ora, in Italia, nel periodo massimo dello smarrimento dell'individuo in quanto cittadino facente parte dello Stato, quanto sono canalizzate nelle istituzioni i nostri umori?

Partiamo dal concetto di democrazia senza giri di parole.
La democrazia come la intendiamo noi è di stampo anglo-americano, nata dalla rivoluzione americana del 18° secolo, associata al liberalismo, tanto che si parla di Liberal-Democrazia.
La democrazia, per definizione, è l'autogoverno del popolo che, titolare della sovranità, affida l'esecuzione della stessa a dei rappresentanti elettivi o, in alcuni casi, il popolo detiene ed esercita la sovranità tramite la formula della democrazia diretta. Fin qui nulla da obiettare, dato che è stata data in Italia come risposta all'autoritarismo fascista.

Ma cosa realmente provoca la democrazia agli individui?
A questa domanda, Alexis de Tocqueville, tentò di rispondere con i suoi saggi sulla democrazia e sulla libertà, nel 19° secolo, soprattutto riguardo alla democrazia americana.
Tocqueville, nella sua opera "La democrazia in America" del 1835, parla della democrazia come di un fenomeno inarrestabile, quasi provvidenziale, contro il quale è impossibile erigere barriere. I popoli hanno conosciuto la libertà e sopratutto hanno conosciuto l’eguaglianza: difficilmente vi rinunceranno. Ma Tocqueville è consapevole del fatto che la democrazia abbassa il livello e la qualità dei sentimenti e delle idee dei cittadini all'interno della società. I risultati di tale abbassamento delle coscienze sono una società incentrata sull'individualismo e sul conseguimento di piaceri frivoli e superficiali, incapace di sollevarsi dal peso dell’opinione della maggioranza. Consapevole delle conseguenze negative cui avrebbe condotto la società dell’eguaglianza, scrisse: “Voglio immaginare sotto quali tratti inediti il dispotismo potrà prodursi nel mondo; vedo una folla innumerevole di uomini simili ed eguali, che incessantemente si ripiegano su se stessi per procurarsi piccoli e volgari piaceri, di cui riempiono la loro anima. Ognuno di essi, ritirato in disparte, è come estraneo al destino di tutti gli altri, i suoi figli e i suoi amici personali formano per lui tutta la specie umana.”. (Tratto da L'intellettuale dissidente)

Individualismo, eguaglianza formale, ricerca di piaceri frivoli e superficiali.

All'analisi di Tocqueville aggiungerei: la perdita della virtù politica, dovuta all'annientamento del parere individuale a favore del parere della maggioranza e la perdita della 'chiave di volta' che tiene insieme gli umori, controlla i contrasti e assume la responsabilità della nazione su sé stessa.
Non parlo di totalitarismi.

La società moderna verte su una forma di stato detta "Democrazia Totalitaria" dove, oltre ai risultati esposti da Tocqueville, si presenta anche un ulteriore problema: il pericolo del totalitarismo.
Sembra un ossimoro l'accostamento dei due termini, ma analizzando un attimo la società odierna è incontrovertibile non notare:

Se ne potrebbero elencare a migliaia di questi punti.

"La democrazia è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità." 
- Indro Montanelli

Individualismo, pseudo ideologia totalizzante, tirannia della maggioranza, lontananza delle istituzioni ed infine 'il trionfo della mediocrità'.

Come al solito, quando si pone un problema, si deve almeno teorizzare una soluzione, inverosimile che sia.
Non penso che ci sia una soluzione da ricercare nel passato, non c'è una forma di stato che abbia tutti i requisiti per arginare il problema, ma qualche punto potrebbe essere immaginato.
Il mio personalissimo parere è che, in qualsiasi politica giusta, debba essere presente la 'chiave di volta', cioè un individuo che rappresenti la nazione e che si carichi di tutte le responsabilità. 
Questo non è un invito alla dittatura, assolutamente.
Quello che immagino è un capo di stato molto simile alla figura del nostro presidente della repubblica, che venga eletto con la formula della democrazia diretta e che presenti le virtù che un buon politico deve avere, un principe machiavelliano
Deve essere eletto per il suo carisma e per le sue virtù, deve saper rappresentare e contrastare gli umori del Paese, deve rappresentare il "Pugno di ferro e il cuore di velluto", forte di una ideologia che porti alla fratellanza e al comunitarismo e che persegua non più fini immediati e superficiali, distaccandosi dalla politica del 'Trust Standard e Sovraproduzione'.

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Articolo del 19 Giugno 2017 a cura di G.Lamura.

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