"Tredici"

Dato l'enorme successo riscontrato e l'ondata social che mi ha sommerso, ho deciso di dare un'occhiata a ciò di cui tutti parlano.
Ho già affrontato un argomento simile parlando del 'Blue whale', 'Black block', ecc. (Clicca qui per leggerlo)

Parliamo di Tredici, o 13 Reasons Why, una serie tv distribuita da Netflix che tratta argomenti abbastanza delicati, quali suicidio, bullismo e violenza sessuale. (Qui la trama)

Parto con due presupposti: non voglio parlare della trama e ci tengo sempre a precisare che i miei sono pareri personalissimi.

La serie mi ha colpito davvero molto, non tanto per la storia in sé, che a tratti è risultata scontata e forzata, quanto per la cura dei dettagli nella descrizione di tutto l'ambiente che vi è attorno.

Appunto i dettagli. Mi è piaciuta molto la descrizione della società che circonda la giovane Hannah, la protagonista, trascurata, 'invisibile' e abbandonata al suo destino. 
La società, quella americana, che si presenta in questa serie molto materiale, cinica e superficiale che, anche se in alcuni tratti presentata forzatamente malvagia, conserva un riflesso della realtà così come viene dipinta analogamente dalle notizie di cronaca nera.
Il suicidio è una piaga che affligge qualsiasi società e il pensiero del suicidio è comune in tutti i giovani adolescenti, che si trovano alla strette in un mondo nuovo che non tiene conto degli individui e che massifica la gente, come fossero numeri. Il discorso molto spesso è trattato in modo superficiale e con amaro moralismo si tende ad accollare tutta la colpa al nucleo familiare della vittima, ritenuto incapace di curare i figli e di prevenire l'insano gesto.
Le campagne di sensibilizzazione sono infinite e, a mio parere, strutturate male e relativamente inutili, perché tendono a sminuire la persona che passa un determinato periodo della propria vita, dipingendola come 'debole', quando in verità, secondo il mio punto di vista, arrivare a determinate conclusioni comporta un gran coraggio. 
Ho apprezzato molto il messaggio di fondo della serie tv che, indirettamente, ha voluto mostrare non tanto Hannah e il suo percorso, ma quello dei 'carnefici' e, attraverso una terapia d'urto, ha fatto notare quanto "il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo".
Vorrei tanto che questa serie tv venga fatta vedere nelle scuole italiane, ma con una piccola premessa: deve essere contestualizzata alla nostra società e alla nostra realtà, di modo che il fenomeno non risulti distante e che il contesto sia più "familiare".

Un altro piccolo dettaglio che mi è particolarmente piaciuto è stata la caratterizzazione di Clay Jensen, l'inetto che avrebbe potuto salvarla con dei semplici gesti (come tutti gli altri personaggi del resto) e con qualche piccola "accortezza".
Clay Jensen, interpretato da Dylan Minnette, è l'amico più caro di Hannah e più di una volta, per via della sua inettitudine, ha favorito il destino della protagonista.
Mi ha colpito perché quando si è trovato alle corde ha saputo reagire e "riscattarsi", smuovendo la sua inerzia per affrontare il mondo a lui avverso.
La nostra lotta, quella degli Ultimi Romantici, è anche quella di combattere l'inettitudine, per far sì che lottino contro il mondo che non è loro, ma che non è neanche nostro. L'inetto è un male e l'inettitudine, come mostra la serie tv, può uccidere.

Vorrei chiudere con un pensiero, e questa volta a nome di tutto lo staff di Ultimi Romantici - A way of life e Movimento Ultimi Romantici - Bari.
Questa serie tv parla di suicidio e di tutto ciò che spinge a farlo, tra cui il bullismo. Il bullismo è la forma più succube di malvagità e a volte viene messo in atto in modo ingenuo.
Noi Ultimi Romantici, alle nostre radici abbiamo un testo:
"[...]Lottare contro i soprusi, contro i prepotenti, lottare per un ideale, lottare per combattere la violenza sulle donne e i bambini, lottare per qualsiasi cosa abbia un valore morale è compito degli Ultimi Romantici.[...]"
Quindi tutti quelli che accettano di perseguire questo Ideale sono obbligati moralmente a difendere chi è in un momento di difficoltà, che questa cosa gli tocchi o meno, senza secondi fini e senza la ricerca di gloria. Non siamo eroi, siamo Ultimi Romantici.
Chiunque legga questo testo ed è in una situazione difficile non esiti a contattarci in pagina, perché noi siamo lo scudo e la spada che combattono i soprusi.
Anche se solo tramite un computer noi ci siamo e sempre ci saremo.


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Articolo del 21 Maggio 2017 a cura di G. Lamura

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