Lo scorso 29 Aprile, a Milano, si è commemorata la morte di Sergio Ramelli, militante dei 'neri' durante gli anni '70. La commemorazione avviene con un presente pacifico e senza gli spargimenti di sangue tanto temuti.
Mi ha fatto riflettere l'articolo de "La Repubblica" (clicca qui per leggerlo) che parla dell'indignazione generale promossa dalla presidente della CameraLaura Boldrini e dal sindaco di Milano Beppe Sala, che parlano di "Oltraggio alla Costituzione" e "Affronto alla Democrazia" poiché solitamente ai raduni viene accompagnato il saluto romano.
Mi ha fatto riflettere come, a distanza di 72 anni, il Fascismo sia ancora argomento di discussione e indignazione.
Ci può stare il dissenso politico per la guerra e la dittatura che fu, ma come può far paura un "braccio levato al sole"? Si parla del saluto fascista (anche se risale all'Impero romano) come massima espressione del Fascismo, un gesto temuto per la paura che insorga una rivoluzione per riportare il nostro Paese ai tempi del Ventennio.
Lo stesso ragionamento si può fare per la proposta di eliminare la scritta "Dvx" dall'obelisco del Foro Italico, sempre ad opera della presidente della Camera Laura Boldrini (clicca qui).
Stiamo parlando del tentativo di voler cancellare pezzi di storia dalla nostra cultura per "paura del Fascismo" crollato 72 anni fa, azioni alla stregua dell'Isis.
Per fortuna è terminata l'epoca in cui "uccidere un fascista non è reato" ma l'odio a cui stiamo assistendo può definirsi anche peggiore, sostenuto dal mito della 'giusta politica antifascista e democratica' che vieta l'omaggio ai caduti con presidi, come avvenuto durante la giornata del 25 Aprile: la festa della liberazione dalla dittatura fascista che negava il diritto di espressione.
Tralasciando le fazioni e i pareri personali, non è forse vero che ad oggi il proibizionismo abbia portato sempre e solo all'effetto contrario e che un uomo da morto si chiama martire?
Mi accorgo, sopratutto a ridosso delle feste partigiane, che le divergenze tra Fascismo e Comunismo non siano state risolte, o quantomeno appianate per garantire il quieto vivere, ma soffocate nel sangue e sotterrate con la speranza che queste non riemergano più.
La mia riflessione principale è che la vera politica non può che nascere da uno scontro tra pareri, così come vuole la Democrazia e la civiltà moderna (ma anche antica). Allora perché continuare a fare una guerra inutile, dato che il Fascismo non può essere debellato e ostinarci a trattare alcuni argomenti come tabù? Non sarebbe più facile e "democraticamente corretto" trovare una soluzione per garantire quantomeno una convivenza? Quando l'edificio ha solide basi non ha paura delle scosse.
Il ragionamento complottista ci porta a pensare che vogliano distrarci da problemi più rilevanti, ma il mio ragionamento penso sia più ispirato alla frase di Bertolt Brecht: "Sventurata la terra che ha bisogno di eroi".