A ridosso dell'anniversario dell'Unità di Italia, avvenuto lo scorso 17 marzo mi è venuto da pensare.
Oramai l'inno nazionale lo sentiamo solo nelle partite di calcio e nelle pubblicità televisive che riprendono il motivetto mutilando il suo significato sacro.
L'inno nazionale di Mameli viene insegnato ai bambini fin dalle scuole elementari in modo omissivo, saltando le parti che più dovrebbero interessare noi fratelli di un'unica Patria.
Riporto le due strofe che più mi hanno toccato:
"[...]Noi fummo da secoli
Calpesti, derisi,
Perchè non siam popolo,
Perchè siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
[...]
Uniamoci, amiamoci,
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio!
Chi vincer ci può?[...]"
Queste strofe, a mio parere, dovrebbero essere le più importanti, quelle che dobbiamo ripetere ogni mattino al sorgere del sole.
L'Italia non sta bene e la divisione sociale, economica e culturale che spezzano il Paese da nord a sud intralciano il nostro fine ultimo, quello di portare la nazione a nuovi splendori.
Nel petto dell'italiano la fiamma può essersi affievolita ma l'ardore non può morire.
Al di là dello schieramento politico, della cultura, della situazione sociale ed economica siamo tutti figli dell'Italia: "Amor che vince ogni altro amore".
Non omettiamo la nostra storia, non spogliamo il nostro inno e riportiamo la nostra bandiera a sventolare sul tetto del mondo.
Vedi altro (
Clicca qui)
Articolo del 19 marzo 2017 ad opera di G.Lamura
Etichette: Società e Politica